venerdì 20 marzo 2015

Francesca Woodman e Vivian Maier, breve analisi astrologica comparativa di due famose fotografe americane, 2a parte


Vivian Maier
La seconda parte di questo post (qui la 1a parte) dedicato alla fotografia americana moderna tratta di una artista completamente fuori da qualsiasi schema, difficilmente inquadrabile in una qualsiasi categoria né come persona né come fotografa, Vivian Maier.
Vivian Maier è stata una grandissima fotografa, ma in incognito dato che  nell'ambiente della fotografia nessuno sapeva della sua esistenza, e nemmeno chi l'aveva frequentata  ogni giorno si era mai immaginato potesse possedere un talento e una prolificità come pochi altri fotografi, e sì che qualcosa avrebbe dovuto suggerire quel suo andarsene in giro sempre con la fotocamera a tracolla...
Vivian Maier nasce a New York in una famiglia di immigrati europei, madre francese e padre austriaco (qui la biografia purtroppo su Wikipedia esiste solo in inglese), ma la sua fanciullezza trascorre principalmente in Francia nel paese materno di Saint-Bonnet-en-Champsaur nelle Alpi Francesi, intervallata da vari viaggi da e per gli Stati Uniti.
Il padre è una figura un po' ambigua, quasi sempre assente, va e viene, lascia ad altre persone il posto di capo famiglia, è la madre la persona sempre presente anche se di lei si sa ben poco, la Maier non ne parla molto.
Da giovane viene a contatto con la famosa fotografa americana Jeanne Bertrand, amica di famiglia, che senza dubbio deve averle dato le prime sommarie nozioni di tecnica fotografica o forse solo aver fatto nascere in lei la curiosità per un arte così moderna e alla portata di tutti.
Non riceve una istruzione adeguata e nel 1951, di nuovo a New York, comincia a lavorare in uno "sweatshop" come era chiamato nell'ambiente del lavoro di allora qualsiasi posto dove si facevano e ancora oggi si fanno lavori faticosi e si suda per una paga da fame (le lavanderie sono un ottimo esempio), ma nel 1956 si sposta a Chicago e cambia lavoro, dedicandosi alla attività che le darà da vivere per i seguenti 40 anni e cioè la babysitter, la "tata" per famiglie abbienti.

Non lo fa perché le piacciano particolarmente i bambini degli altri, non lo fa perché le piaccia vivere in casa d'altri, lo fa perché non vuole rassegnarsi a passare la vita ad abbruttirsi in lavori degradanti e ha capito che quello della "tata" nelle famiglie con figli è l'unico lavoro che può permetterle di non consumare rapidamente il proprio fisico e avere tutto il tempo libero che le serve per coltivare la sua unica vera grande passione della sua vita, la fotografia.

Per 40 anni farà il bagno, preparerà le colazioni, vestirà e accompagnerà a scuola i bambini delle famiglie che la ospitano, ma non lo farà mai come una missione, ma solo come un lavoro.
Un lavoro come un altro e si prenderà molte libertà nel farlo, come farsi accompagnare da bambini ancora piccoli nelle sue scorribande per la città, portandoli senza timore nei quartieri più malfamati, o in altri posti ben poco raccomandabili a persone sensibili come ad esempio lo scalo ferroviario del mattatoio comunale, senza dubbio  bellissimo posto per scattare fotografie di crudo realismo ma non per passarci dei pomeriggi con bambini al seguito...

New York, periferia anni 50'
Non c'è da stupirsi se alcuni dei bambini che la ebbero come babysitter  la ricordano come una magica Mary Poppins di Chicago e oggi portano nella memoria le ore passate con lei come eccitanti e straordinari momenti di vita e altri  invece se la ricordano con un certo terrore e rivivono quelle stesse ore come momenti da incubo, a lei non interessavano le loro reazioni, erano solo dei pesi da portarsi in giro per la città, e spesso li lasciava da soli ad aspettarla in qualche vicolo per addentrarsi in posti abbandonati dove sperava di trovare soggetti buoni da fotografare.
 
Vivian Maier ha avuto una sola passione totalizzante ed è stata la fotografia, qui si potrebbe anche chiudere il discorso su di lei, il resto sono solo dettagli.
 
Durante la sua lunga vita Vivian Maier non si sposò e non ebbe alcuna relazione sentimentale, era un essere solitario, non faceva e non coltivava amicizie, aborriva il contatto fisico con qualsiasi appartenente alla metà maschile del genere umano...e se qualcuno tentava un contatto anche solo per aiutarla la risposta poteva essere anche brutale, un bel pugno in faccia...
Gli uomini a suo dire erano solo dei maniaci e da alcune parole lasciate sfuggire sembra che da piccola avesse subito delle molestie sessuali da parte di qualche persona adulta e che la cosa le avesse procurato una vera e propria avversione per tutto ciò che poteva assomigliare a una relazione fisica con un uomo.
In tutta la sua vita non ha mai indossato vestiti che potessero essere considerati un minimo femminili, secondo alcuni vestiva come una massaia moscovita ai tempi di Stalin, e il suo unico chiamiamolo così vezzo era di indossare sempre un qualche ridicolo cappello possibilmente con la tesa rialzata sulla fronte per non farsi ombra mentre scattava foto.

la Maier compare come "ombra" proiettata sul muro in basso a destra 
La mancanza di una figura paterna affidabile da poter usare come riferimento durante la fanciullezza, la mancanza di altri affetti durante la vita, pian piano ne evidenziano le difficoltà di carattere, la rendono sempre più spigolosa, intrattabile, inavvicinabile, introversa e incline a nascondersi, i suoi ultimi datori di lavoro ufficialmente conosciuti ancora si ricordano del giorno in cui dovettero chiederle di trovarsi un altra famiglia perché loro proprio non riuscivano più ad andarci d'accordo e sopportarne le stravaganze e cominciavano a temere per l'incolumità fisica e psichica dei loro figli...

La qualità che più ha contraddistinto la Maier è proprio l'essere stata sempre stravagante, fuori dall'ordinario in tutte le manifestazioni della sua esistenza, nessuna esclusa.
Probabilmente dire che era una persona stravagante è un po' poco, possedeva infatti una intera collezione di manie, era un piccolo compendio vivente di disturbi della personalità o quantomeno stranezze nel comportamento.

Aveva l'abitudine di uscire con un registratore portatile e di fare interviste alle persone per strada o nei negozi, supermercati, parchi, ecc.ecc. chiedendo agli sconosciuti il loro parere sui problemi del giorno, fossero le elezioni, la guerra in Vietnam o la causa femminista o un recente fatto di sangue in città.
Era socialista, femminista e anticlericale e secondo lei nessuno poteva esimersi dal sapere cosa stava succedendo nel mondo e avere una opinione in merito, e lei era lì per ricordarlo a tutti e per registrare a futura memoria le opinioni del suo prossimo.

Un'altra strana mania della nostra fotografa era quella di non dare mai il proprio nome e cognome a chi glielo chiedeva, nemmeno ai negozi dove mandava a sviluppare o stampare le sue foto, dava sempre nomi falsi storpiando il suo vero nome.
A 80 anni ancora parlava con un forte accento volutamente pseudo-francese, solo per non farsi conoscere del tutto, per sviare le tracce, perfino le persone che le avevano dato lavoro per anni sono rimaste sorprese nel sapere che era nata a New York e non emigrata già da grande.
 
Il disturbo più serio però di cui soffriva Vivian Maier è chiamata oggi sindrome da accumulatore seriale o compulsivo, un disturbo da lei contenuto sempre in limiti sopportabili, mai portato ad estremi livelli, ma pur sempre una indicazione di un disturbo psicologico di una certa rilevanza.

una parte delle carte conservate da Vivian Maier
 
Essere degli accumulatori seriali non impedisce però di essere degli artisti o dei geni nel proprio campo, anzi come dicono alcuni psicologi un disturbo ossessivo centrato sulla raccolta di informazioni non è altro che un modo per sfogare energia creative e ritrovarle più tardi in altra forma come prodotto artistico, come ha detto e scritto qualcuno "il mio disturbo ossessivo compulsivo ha peggiorato la mia vita ma migliorato il mio lavoro" .

Ed è così che un po' come Andy Warhol e le sue famose capsule del tempo o Stanley Kubrick e le sue 400 casse di documenti vari, Vivian Maier accumulava, in scatole e scatoloni,  nella sua stanza e poi in depositi affittati appositamente per questo scopo, oltre alle sue foto tutto ciò che la riguardava personalmente come abiti, cappelli, scarpe, e anche le registrazioni delle interviste, i filmini girati con la sua macchina da presa amatoriale, centinaia di manifesti elettorali, tutte le lettere e le ricevute e scontrini di una intera vita, a migliaia e tutti annotati; ma soprattutto centinaia e centinaia di giornali quotidiani che formavano vere montagne di carta e le lasciavano appena lo spazio per muoversi, causando anche problemi nella staticità della casa in cui viveva,  costringendo il proprietario a puntellare da sotto i pavimenti della sua stanza, incurvati dal peso eccessivo di quintali e quintali di carta stampata.
Non contenta delle innumerevoli pile di giornali accumulati in casa, aveva raccolto in decine di cartelle i ritagli di giornali che riportavano fatti di sangue, omicidi, stupri, violenze contro bambini o donne, come se avesse bisogno di essere continuamente rassicurata sul fatto di aver ragione nel considerare il mondo un posto pieno soltanto di violenza e morte, un posto da documentare ma non da vivere, in cui essere solo testimoni e mai dei partecipanti.
Era come se ad ogni ritaglio messo via lei potesse esclamare "..ve lo avevo detto io!...bisogna fare attenzione..!"
Infine, per chiudere la parentesi sulla sua ossessiva relazione con i giornali, da cui era morbosamente attratta, la Maier ha fotografato centinaia di giornali esposti nelle edicole, nei distributori di giornali, per terra, sui marciapiedi, nei cestini dei rifiuti, giornali nuovi, vecchi, ecc.. ecc.. se ne vedeva uno non poteva far a meno di immortalarlo su negativo, e il bello è che sono sempre scatti di assoluta qualità... 
 
Qualsiasi cosa tu dica non ti credo.......
La sindrome da accumulatore seriale è oggi presa molto seriamente dai medici che ne attribuiscono di solito l'origine a una grave mancanza di affetto da bambini o anche a episodi di violenza subita sempre da giovani.
Chi soffre di questa sindrome accumula oggetti per compensare l'affetto non avuto o avuto male, inizia a farlo come una sorta di terapia che se però prende il sopravvento, come a volte accade, diventa una vera e propria malattia...

Ma Vivian Maier a mio parere era soprattutto una accumulatrice di immagini e momenti della vita che la circondava, fotografava il mondo perché voleva tenerne memoria, a differenza di Francesca Woodman la Maier è stata una fotografa di istanti reali, lei non preparava scene da ritrarre per dimostrare una tesi, fotografava perché non si perdesse memoria di quel dato luogo, di quei soggetti che le avevano attirato l'attenzione in quel dato momento poichè "fotograficamente perfetti".
Ma io penso che conservare la memoria fotografica di quel momento e luogo, scelti perché perfetti, significasse per lei soprattutto la conferma di essere viva e presente al mondo, qualcosa che la faceva star bene.

Vivian Maier è stata una collezionista di istanti, di coincidenze di spazio e di tempo.


le quattro età dell'uomo (della donna) , titolo mio...

La foto qui sopra è un esempio perfetto dell'idea di come si può congelare un istante di vita dando alla foto una identità precisa, un significato, una estetica.
Il gruppo di figure forma  un quadrato quasi perfetto con la donna più giovane come centro focale della foto, ma ciò che conta è il movimento dato dal quadrato (di per sé la forma geometrica più statica che esista)  diviso in due triangoli di uguale grandezza (l'ipotenusa formata dalle teste dei due bimbi) ma di qualità diversa, in contrasto tra loro, poichè uno vivo e colorato e quello opposto semplicemente statico e scuro, questo contrasto crea movimento così come ulteriore movimento è generato dalle teste ognuna rivolta in una direzione diversa.
Poi c'è la contrapposizione tra il bimbo piangente e quello sorridente, la contrapposizione tra l'auto ferma sul lato sinistro della foto e quella in movimento sul lato destro, la metà superiore della foto con soggetti statici e la metà inferiore con soggetti in movimento.

Una ulteriore indagine ci permette di scoprire come i colori siano collegati in questa foto in una maniera assolutamente geniale anche se casuale e impossibile da replicare; ci sono solo tre linee di colore della foto che spiccano sullo sfondo scuro e neutro e sono:
1) la linea a  zig-zag che parte dall'angolo in basso a destra e sale verso l'angolo in alto a sinistra, formata dal bianco della striscia sull'asfalto, la chioma bianca della vecchietta, dal cofano della macchina a destra, dal marciapiede , dalla finestra e dal muro della casa sullo sfondo.
2) la semiellissi con il vertice volto verso il basso formata dal giallo delle tende dei negozi sullo sfondo, dalle strisce dei marciapiedi e dalla maglietta del bambino in braccio alla mamma.
3) la curva formata dal rosso del giubbotto del bambino, dal collo del vestito della donna, dalle labbra del bambino che piange, dai fanalini dell'auto a destra.

Le linee che collegano le macchie di colore si incrociano al centro della foto e danno alla foto una intensità e un movimento assolutamente straordinari, ma la pietra di volta e anche chiave di lettura di questa foto è dato dalla vecchietta che passa dietro il gruppo familiare...provate a toglierla e la foto muore, sia come estetica che come significato, è come se dicesse "....ciò che importa è che alla fine tutto finisce come me..."

Nella foto sono rappresentate le quattro età dell'uomo (o della donna) e se noi ne contiamo solo tre è perché ci dimentichiamo della fotografa, ed è esattamente quello che lei voleva....
La Maier non è come la Woodman, non appare se non negli autoritratti, non ci si chiede chi è a fotografare, perché la Maier è sempre un testimone freddo e neutrale, che registra il momento, non vi partecipa, fa di tutto per rimanerne fuori e non disturbare anche se alla fine uno non può non chiedersi chi sia l'autore o autrice di una foto così straordinaria...

Un angolo di ripresa più basso o più alto di un palmo, la foto scattata un solo secondo dopo o un secondo prima e questa foto non sarebbe più stata la stessa, questo è il segreto dei fotografi (pochissimi) dotati di occhio fotografico perfetto, che sanno cioè catturare l'istante perfetto, quello che arriva e poi in eterno non tornerà più... ma una volta che è dentro la pellicola, congelato, diventa un istante eterno...

Vivian Maier ha iniziato a fotografare seriamente più o meno quando nasceva Francesca Woodman  e dopo aver passato una vita intera a collezionarne istanti e a trasformarli in attimi di eternità, è morta all'età di 83 anni, nel 2009 a Chicago, per i postumi di una brutta caduta nel parco cittadino dove passava le giornate sulle panchine, ridotta in povertà e sola.
Ormai lei non sapeva più badare a se stessa, dopo la sua morte sono stati ritrovati assegni a suo nome rilasciati dalla assistenza sociale per un valore di diverse migliaia di dollari...mai riscossi...del resto lei non aveva mai badato troppo al denaro, il denaro che guadagnava le serviva solo per pagare pellicole e stampe...
Anche tutta la sua opera era rimasta chiusa in depositi affittati appositamente ma che ad un certo punto, mancando i pagamenti degli affitti, furono svuotati e il contenuto messo all'asta senza che la Maier ne fosse neppure informata, avevano un suo nome falso....

Le peripezie che hanno contraddistinto la scoperta del materiale e la sua pubblicazione dopo la morte della Maier sono ormai di dominio pubblico, al momento in cui scrivo è in corso una causa legale tra gli scopritori e ora proprietari del materiale fotografico e chi invece ne rivendica il Copyright...e non è una contesa da poco, ballano ormai i milioni di dollari perché la Maier è diventata famosissima dopo la morte e la sua opera è molto richiesta da gallerie di tutto il mondo.

Se la sua opera non fosse stata messa all'asta forse sarebbe andata distrutta o persa e non avremmo magari mai conosciuto un'artista di una qualità così straordinaria.

Vivian Maier ha lasciato al mondo un'opera ciclopica costituita da circa 150.000 foto, di cui molte sono solo in negativo ancora mai stampate e circa 2000 rullini di foto mai nemmeno sviluppate.

Sono circa un rullino al giorno, ogni giorno della settimana, ogni settimana dell'anno per circa 50 anni.....e nessuno aveva la minima idea di tutto questo lavoro di una intera vita...nessuno si era mai chiesto cosa mai se facesse quella strana babysitter di tutte le foto che scattava....

Nessuna delle foto scattate da Vivian Maier è mai stata esposta al pubblico prima della sua morte.

La Maier infatti ha mantenuto privato e nascosto il suo lavoro fino all'ultimo, non ha mai cercato di vendere o pubblicare i suoi lavori, per quanto da alcune delle sue lettere si può evincere che era pienamente consapevole del valore artistico della sua opera e che ne fosse anche orgogliosa, può darsi si fosse anche pentita di non aver mai osato cercare una approvazione esterna, ma lei era fatta così...

Vivian Maier è oggi etichettata dalla critica come una Street Photographer, una fotografa cioè che si occupa di documentare la condizione dell'uomo nella città, e che ciò che avvenga per strada o meno non importa, significa documentare il tessuto sociale e non l'architettura cittadina.
Ma a mio avviso Vivian Maier è una fotografa che non può essere inquadrata in nessuna categoria, la sua fotografia è molto più che una mera descrizione della vita della città e dei suoi occupanti, come ho detto sopra lei registrava tutto ciò che il suo occhio fotografico considerava interessante e unico, persone e cose in una particolare combinazione di spazio e tempo che rendono le sue foto attraenti, nostalgiche, toccanti, espressive al massimo specie quelle in bianco e nero.
I soggetti possono essere suddivisi principalmente in autoritratti, la sua ombra, bambini, persone, accattoni, folla, architettura urbana, giornali, cestini, paesaggi e per ogni categoria ci sono migliaia e migliaia di foto.... 
un autoritratto "preso... al volo"
Gli autoritratti  comprendono tutte le possibili ed immaginabili varianti di ciò che può essere definito un autoritratto indiretto, eseguito cioè puntando l'obiettivo verso una superficie riflettente e non verso se stessi.
Specchi di ogni dimensione, vetrine di negozi, coprimozzi di ruote d'automobile, vassoi, lastre di metallo, ecc... ecc... tutto ciò che è in grado di riflettere le immagini è stato usato dalla nostra fotografa per riprendersi con la macchina fotografica al collo, di solito guardando nel mirino della sua fidata Rolleiflex 6x6...
Per finire il discorso fatto più sopra, ogni suo autoritratto preso al volo è una sorta di firma posta nel mezzo del rullino, come dire "...sono io, sono Vivian Maier, queste foto sono mie, questa città è la città dove vivo anche io, questo è il tempo in cui vivo anche io..."
In definitiva si potrebbe dire "....fotografo (me stessa) e dunque sono...." 
Una variante è la serie delle foto della sua ombra, prese sempre in esterno,  con l'aggiunta nella foto di qualche elemento estraneo all'ombra, a volte  per rendere la foto più significativa altre invece solo per bilanciare le masse chiare e scure e migliorare l'estetica.
La foto esposta più sopra con l'ombra della Maier proiettata sul muro di un palazzo dall'altra parte della strada è un esempio di queste foto con in più qualcosa di drammatico, di misterioso, che dona a questa foto una atmosfera assolutamente unica e leggermente inquietante, l'ombra della Maier sembra quella di una sentinella o guardiano che veglia (o spia) sul quartiere.  
Non a caso quando qualche estraneo le chiedeva cosa facesse come lavoro lei non menzionava mai il lavoro di babysitter ma rispondeva sempre "...sono una specie di spia..."
 
La foto qui sotto invece è una foto della sua ombra con all'interno un suo autoritratto, ed è una immagine altamente toccante, tragica nel suo significato forse voluto e forse nò, probabilmente frutto solo del suo inconscio al comando come sempre quando si parla di prodotto artistico, non sappiamo se la scelta è stata consapevole o meno ma la sfera metallica o di vetro con la sua immagine molto piccola riflessa all'interno è posta in posizione fortemente simbolica, come fosse un utero artificiale, e la foto sembra voler dire a chi guarda "...tutto ciò che posso (voglio?) creare sono altre me stesse, che creano altre me stesse, che creano...." , e poichè solo lei guardava le sue stesse foto questa foto in particolare è come un corto circuito, è una foto che può anche risultare disturbante, dopo tutto è una confessione di una realtà intima al massimo grado, ma proprio per questo è rivelatrice di un disagio esistenziale che la farà vivere ai margini della società ma allo stesso tempo la porterà ai vertici della sua arte.


autoritratto con ombra
La Maier fotografava anche edifici cittadini ma di solito come sfondo o come panorama urbano, bellissime alcune sue foto di New York prese dall'alto, ma quando vedeva un muro o una struttura artificiale  lo riprendeva  senza esitazione con un occhio così fotograficamente perfetto da lasciare a bocca aperta, qui sotto una foto di un angolo di New York, con la contrapposizione fortissima dei sei esili paletti stradali che si alzano dal suolo e dell'enorme piede di sostegno della sopraelevata che scende invece dall'alto, il tutto reso "fotografico" dalla presenza di due figure umane immobili, anch'esse come pali, e che danno contemporaneamente una scala di lettura, una profondità e una prospettiva all'immagine, la bilanciano nella suddivisione delle masse chiare e scure e rendono la foto inquietante e potente allo stesso tempo.
Notare anche la contrapposizione tra le righe bianche orizzontali e la verticalità di tutti gli altri elementi. 
 


Ma passiamo alla sua carta natale, anche per la Maier  i pianeti sono posizionati solo nei segni zodiacali dato che non sappiamo l'ora di nascita della nostra fotografa, ed è un peccato ma vedremo di fare comunque senza della domificazione anche se il discorso sarà un po' generico così come è stato per la Woodman nella prima parte di questo articolo.
La carta sembrerebbe ad una occhiata frettolosa abbastanza semplice dato che è formata solo da tre sestili, due trigoni, due quadrature, due opposizioni e due antiscie, con un gruppo di quattro pianeti in congiunzione multipla in un unico segno, ma le cose non sono così semplici come sembrano.
 
Vivian Maier, tema eretto per le ore 12:00
 
Sole e stellium in Acquario mettono subito in evidenza come i segni e i pianeti importanti nei temi natali dei fotografi siano un po' sempre gli stessi e cioè, Aquario, Vergine, Gemelli, Toro, Urano, Nettuno, Saturno, Mercurio, Venere, Marte.
 
In questo tema l'Acquario è molto importante in quanto la presenza allo stellium con i pianeti personali è piuttosto significativo e fa sentire meno la non conoscenza del segno Ascendente.
Il Sole in Aquario è in suo esilio, l'individualità è al servizio del prossimo, la vita degli altri è considerata più interessante, il mondo esterno è sia la casa che palcoscenico del soggetto, l'acquariano è sempre un "freddo" aiutante, dona la sua saggezza, la sua cultura, la sua arte o la sua mano d'opera in mancanza d'altro,  ma è sempre un po' distaccato, con scarsa empatia visto che, malgrado la speranzosa fiducia dei seguaci della New Age nell'arrivo di una età meravigliosa, l'Acquario è segno di aria e governato in prima battuta da Saturno, quindi ciò che fa è sempre un atto più calcolato e dovuto che non sentito.
 
Se poi la Luna del soggetto è peregrina nel freddo segno di terra della Vergine allora ecco che si capisce un bel po' della nostra fotografa che sente il bisogno soprattutto di mettere ordine, catalogare, organizzare, raccogliere tutto ciò con cui entra in contatto, per non perderlo e non perdersi...che non si affanna troppo al pensiero dei pargoli a lei affidati ma si preoccupa molto di più di ciò che ha sottomano da fotografare, anzi da congelare nelle sue pellicole fotografiche.
Uno degli aneddoti che meglio illustra la freddezza della Maier è quello in cui la madre di uno dei bambini affidati alla fotografa viene avvertita che suo figlio è stato investito davanti casa da una automobile, corre a casa in fretta e furia e trova un mucchio di persone in crocchio attorno al bambino steso sull'asfalto con la "tata" che  si aggira intorno alla piccola folla, l'occhio incollato alla macchina fotografica in cerca di una buona inquadratura.
 
Qualcuno si chiederà " ma come?.... il segno dell'Acquario così pronto ad immolarsi per il prossimo, a mettersi al servizio della società e poi il segno della Vergine così dedicato al servizio degli altri, al lavoro, al dovere, alla cura meticolosa nel proprio lavoro, che predispone le infermiere e i medici, che fa i buoni domestici e le persone di servizio in generale....come può questa accoppiata dare questi risultati??"
 
Beh...basta ricordarsi che il vero lavoro della Maier non era fare la babysitter ma la fotografa e quindi tutta la cura meticolosa, l'ordine, la dedizione al lavoro erano appunto dedicati allo scattare foto, lei si sentiva al servizio della società quando scattava foto non quando faceva la babysitter...
La Luna in Vergine le faceva preferire quelle famiglie dove, oltre ad un salario sicuro anche se modesto, vi fosse ordine e cura della casa e lei potesse fruire di una camera con servizi tutta per lei in modo da poter contare su un deposito sicuro e affidabile  per le sue foto e i suoi giornali... ecc... ecc...
 
La Maier ha ben quattro pianeti personali in segno d'aria (Acquario) e uno dei tre rimanenti in segno di terra, gli altri pianeti in segni d'acqua e fuoco sono quasi tutti generazionali e quindi non riescono a compensare questa preponderanza d'aria e terra nel tema. 
Mi chiedo spesso come si possa analizzare il tema di una persona senza fare una analisi anche breve della natura dei segni occupati dai pianeti personali.
 
Il Sole è come detto disposto principalmente da Saturno e secondariamente da Urano, da una parte il pianeta della serietà e responsabilità, delle tradizioni, della riservatezza e freddezza nei rapporti con gli altri, dall'altra parte il pianeta della originalità, della novità, a cui piace agire sempre fuori dai canoni stabiliti, eccentrico e non disposto a cambiare facilmente idea se pensa di aver ragione, entrambi si intravedono abbastanza chiaramente nella vita della Maier.
Saturno è nello Scorpione e ha qualità di controllo e investigazione molto marcate.
Urano è in Pesci opposto alla Luna e vedremo poi come questa posizione sia abbastanza difficile.
Il Sole è quindi sotto l'influenza di questo segno d'aria così diverso da tutti gli altri, così rivoluzionario in natura, soprattutto così indipendente da non amare lavori abitudinari con eccessive limitazioni e regole di comportamento...il Sole in Acquario è anche tipico di chi non sopporta troppo i legami famigliari e preferisce una vita vissuta all'esterno, magari da solo e non legato da rapporti troppo stretti e vincolanti.
Sole e Luna sono in segni disgiunti e pertanto non comunicano in alcun modo, e ciò può riferirsi senz'altro all'assenza del padre e alla mancanza di rapporti tra i genitori, ma è anche un segno di squilibrio tra la volontà e i bisogni del soggetto, il sole vuole la libertà di vivere in maniera originale mentre la luna ha bisogno di vivere nella certezza di una esistenza stabile e ben programmata.
 
Per non perdere la sua sicurezza la Maier non si è mai lanciata nel mondo del giornalismo e del reportage, niente studio fotografico, niente lavoro indipendente,  niente fama e notorietà ma tutto sommato l'Acquario riesce a vivere anche nell'isolamento o nell'ombra e poi il frutto del suo lavoro assolutamente originale non è andato affatto perduto e anche se postuma il suo nome ha acquistato una notorietà di primo livello...
La Luna e Urano opposti tra loro li ritroviamo nella fotografia riprodotta più sopra come "ombra con autoritratto", a parer mio nessuna parola può esprimere meglio di questa foto la combinazione di questi due elementi Urano (l'artificiale, il nuovo) e la Luna (la fertilità, la gravidanza) in opposizione (negazione) tra loro.
Luna in aspetto negativo con Urano dà carattere imprevedibile, eccentrico predisposto a problemi nervosi, ma regala spesso grande talento e capacità intellettive fuori dalla norma e non facilmente accettati.
La Luna è disposta da Mercurio, il mercurio virginale che bada ai particolari più minuti, che si perde nell'enumerazione meticolosa e la raccolta di tutte le informazioni possibili sullo stesso argomento, che per guardare con troppa cura al singolo albero finisce per non vedere la foresta, che per voler conoscere come è fatto ogni singolo ingranaggio non riesce a capire perché e come funziona la macchina che ha fra le mani...
Mercurio è congiunto a Giove e anche, per antiscia a Saturno, e inoltre congiunto al Sole e  quindi combusto.
Mercurio afflitto dalla combustione con il sole dà una intelligenza speciale, spesso non riconosciuta se non tardivamente (vedi qui mio post su Einstein) e un modo di comunicare speciale tutto suo, mentre la congiunzione con Giove ipertrofico e Saturno restrittivo porta mercurio a esagerare (150000 foto quando una foto costava e come...!) e allo stesso tempo a restare defilato e non mostrarsi, le stesse 150000 foto rimaste chiuse in scatole fino alla sua morte...
Ma la doppia congiunzione di Mercurio con i due giganti fa anche si che il soggetto non ami perdersi in chiacchere su argomenti di poco conto, ma preferisca comunicare con serietà e responsabilità sia nella forma che nel contenuto, e le immagini di una intera vita sono lì a dimostrare come la Maier non abbia sprecato nè tempo nè pellicola fotografica per ottenere immagini banali senza importanza, come le tipiche fotografie da turista o da fotografo della domenica.

Luna e Giove sono entrambi in segni sterili assieme a Venere, la Luna opposta a Urano e Giove è congiunto a Saturno per antiscia, anche se non abbiamo i governatori di casa 5a e 11a (i figli del soggetto e del partner) possiamo dire che secondo l'astrologia classica c'erano poche probabilità di concepire dei figli.
L'altra opposizione è tra Venere e Nettuno, due pianeti di solito amici ma che in questa carta non vanno d'accordo e descrivono una situazione di impossibilità a coniugare fantasia e affettività, visione e sensibilità artistica, non dimentichiamoci che Nettuno è il pianeta che di solito viene associato alla Fotografia in generale, dato che simboleggia la chimica e non c'è dubbio che i processi di sviluppo e stampa di una foto (con le immagini che appaiono a poco a poco sul negativo o sulla carta) sono operazioni esattamente riflesse nei significati di Nettuno.
Questa opposizione porta allora al realismo, al documentarismo, alla Street Photografy, la creatività è bloccata a livello del "qui e ora" , niente visioni o fantasie personali messe in bianco e nero alla Woodman, niente fotoritocchi, solo la realtà nuda e cruda, anche se resa esteticamente molto valida da una tecnica superlativa.

La foto qui accanto è un esempio della fotografia della Maier ma anche un modo per entrare nel suo tema natale.
Soggetto, inquadratura, luci... tutto è estremamente formale, perfetto in ogni dettaglio come richiede la Luna in Vergine,  le donne sembrano delle marionette, immobili, come appese alle linee scure simili a corde sul muro,  il punto focale della foto, costituito dalla prima figura di donna, è perfettamente centrale ma ciò è reso possibile solo perché c'è la sua stessa ombra a far da contrappeso e riportare in simmetria il gruppo di donne, le linee di fuga prospettiche sono rivolte verso destra ma l'ombra scura in alto sulla sinistra forma un triangolo scuro che taglia la foto e ottiene il doppio risultato di bilanciare perfettamente le masse scure e chiare e di fermare le quattro figure nella parte centrale della foto, la linea verticale scura sul margine destro della foto blocca le linee prospettiche, ma blocca anche gli sguardi delle quattro persone, sono prigioniere di quell'istante, in quello spazio, tutto freddamente e magistralmente ripreso dall'occhio fotografico della Maier.
Dalla foto emana un senso di staticità, solitudine e abbandono malgrado siano inquadrate quattro persone, una foto che forse simboleggia la condizione delle persone nella grande metropoli che offre tante comodità ma rende le persone estranee le une alle altre, ognuna per sé; sono in attesa di una corriera o del destino? hanno una meta o vogliono solo andarsene lontano da lì, in un posto qualsiasi...? forse hanno capito che per loro non cambia niente da qualsiasi parte vadano...

E' una fotografia che con il suo senso di immobilità e solitudine ci porta  diritti a Saturno, il pianeta che con Urano governa l'Acquario, il pianeta che fa da sfogo all'opposizione Luna Urano, ma anche con due difficili quadrature a Venere e Nettuno...Tutto passa per me, sembra dire...qui comando io...io sono Kronos, il Dio del tempo e questo istante è mio...

Non deve sorprendere che le foto della Maier assomiglino al suo tema, dopotutto gli artisti non fanno altro nelle loro opere che parlare di se stessi, gli scrittori scrivono sempre di se stessi, i pittori dipingono sempre se stessi, i musicisti cantano sempre e solo se stessi, e i fotografi non fanno altro che fotografare se stessi qualsiasi soggetto ci sia poi nella foto, e se ciascuno è fatto come il suo tema natale allora nell'opera di ogni artista non può che essere raffigurato il tema natale, che la fotografa sia la Woodman o la Maier non cambia niente, cambia solo la disposizione dei pianeti nel cielo...

Troviamo dunque la fredda e pratica luna della Vergine, il Sole e Mercurio acquariani, e soprattutto Saturno che mette lo zampino in tutta la carta.
Se guardiamo infatti ai punti di sfogo delle opposizioni vedremo che esse hanno entrambe due pianeti, Marte e Saturno, uno e l'altro alternativamente come punto di sfogo che scioglie l'opposizione e come punto di sfogo che crea una tensione fortissima e problematica, e non esiste per il soggetto alcun modo per riuscire a sfuggire a Saturno in quanto ogni volta che viene coinvolto in transiti o direzioni un qualsiasi pianeta del tema ecco che gli aspetti riportano tutto a Saturno.
Dispiace non poter avere la domificazione del tema poichè sarebbe stato interessante vedere in quale casa si trova Plutone, che è senza aspetti principali, e può quindi regalare ad una sola casa tutta la sua profondità, la potenza e la energia psichica che possiede per simbologia astrologica...

Ad oggi, in soli 6 anni dalla scoperta della sua opera e la pubblicazione su internet delle prime foto, non si contano le mostre retrospettive, i dibattiti, i blog e le esposizioni che hanno portato Vivian Maier sulla bocca di tutti gli addetti ai lavori, ma anche fatta conoscere al grande pubblico, che non pare mai averne abbastanza delle sue foto, è l'artista del momento, con le debite eccezioni, il MOMA di New York ha rifiutato di aprire una galleria con le sue foto in quanto non artista riconosciuta, non avendo mai pubblicato le sue opere mentre era in vita...preferisco non commentare...

Io invito coloro che sono stati così pazienti con me da seguirmi fino a queste ultime righe ad andare sui seguenti siti dove potranno guardarsi un centinaio di foto di Vivian Maier, almeno fin che rimarranno aperti, nessuno sa dove porterà la guerra tra avvocati in corso oggi sulla proprietà del nome di una delle più grandi fotografe dello scorso secolo.
 

4 commenti:

nia ha detto...

All'astrologia e all'arte assieme non so proprio resistere!
Articolo meraviglioso... non solo per la parte astrologica, quanto per l'analisi dettagliata e profonda del suo lato artistico.
Non ero a conoscenza di molti dettagli, quindi leggere il tuo articolo mi ha fatto passare proprio del bel tempo!
Così, d'istinto mi verrebbe da suggerire un Plutone in prima casa, potrebbe secondo te?
Maier = piccolo compendio vivente di disturbi della personalità, aggiungerei al servizio della miglior arte...

Saturnello ha detto...

ti ringrazio per il commento... a chi piace la fotografia non può non piacere questa fotografa fuori dagli schemi e assolutamente originale in ogni aspetto della sua vita, devo dire di essermi lasciato prendere la mano dal soggetto mentre scrivevo questo articolo, sarei andato avanti ancora per altrettanto spazio...

Plutone potrebbe andare bene in almeno mezza dozzina di case, non avendo che un paio di date sicure non mi sono proprio sentito di tentare una rettifica...ci tocca restare con la curiosità...:-)

Anna Anna ha detto...

Dava una bella analisi e anche molto appassionata tanto che mi sarebbe venuta voglia di vedere una sinastria tra te e la Fotografa in questione...
Caro Saturnello sono Annamaria e ti leggo sempre molto con piacere anche se non ci sentiamo da tempo. Ovviamente sono sempre del parere che dovresti cominciare a insegnare, magari anche con un piccolo corso, un po' di astrologia oraria anche a noi che pendiamo dalle tue labbra...ce la farai? Mah!
Un abbraccio

Saturnello ha detto...

Ciao Annamaria, grazie per il commento, purtroppo la fotografa in questione non ci ha lasciato la sua ora di nascita e quindi niente sinastria....ma niente paura, io alle sinastrie ci credo così e così e di solito non le uso...:-)
Per il corso di oraria purtroppo non credo proprio di avere le energie per farlo, altrimenti mi ci sarei messo da tempo, mi dispiace...come vedi non riesco nemmeno a scrivere nuovi post sul blog...
un abbraccio
Saturnello