martedì 8 febbraio 2011

Gli aspetti nella tradizione classica.

I segni zodiacali si guardano
Gli aspetti tra i pianeti sono tra le prime nozioni che si imparano sui manuali di astrologia e purtroppo sono causa di molti problemi tra i neofiti che non riescono a trovare tra i tanti testi disponibili una linea comune di interpretazione, nè tanto meno riescono a darsi una spiegazione valida della loro origine.

Eppure basterebbe andare a spulciare un pò di testi classici per ritrovare il bandolo della matassa.

1) L'origine degli aspetti

Il termine "aspetto" diventa di uso comune solo nel tardo medioevo, viene dal latino medioevale "aspicio" cioè vedo, guardo, ed ha la stessa origine del verbo auspicare cioè augurare, infatti nell'antica Roma erano chiamati àuspici o àuguri i sacerdoti incaricati di fare previsioni guardando il volo degli uccelli o usando altre forme di manzia. 
Aruspici erano coloro che facevano le loro previsioni sul futuro guardando le interiora degli animali sacrificati.
Aspetto quindi significa "sguardo, vista" e nell'astrologia classica ciò significa che solamente gli elementi del tema che sono in vista tra di loro, cioè in comunicazione tra loro, possono interagire gli uni con gli altri.

I primi a scrivere degli aspetti sono Marcus Manilius (ca 100 AC)  Tolomeo (ca 150 DC) e Firmicus Maternus (ca 350 DC), e per capire ciò che intendevano questi classici dobbiamo guardare allo schema con cui sono state assegnate le "qualità" ai segni dello zodiaco.

Gli aspetti nascono come modi di intendere e dare significato alle relazioni geometriche tra i segni, gli aspetti tra i pianeti ne sono una conseguenza successiva,  i segni trasferiscono per così dire le loro caratteristiche ai pianeti che ne occupano i gradi, se due segni sono in aspetto tra loro, questa condizione di aspetto viene trasferita con tutte le sue qualità ai pianeti che sono all'interno dei confini di quei segni.

In definitiva, se si vuol capire qualcosa della natura degli aspetti bisogna partire dalla natura dei segni.
I segni in base alle loro caratteristiche, si dividono in vari modi, principalmente dividendo il totale dei 12 segni in 2, 3 o 4.
Il numero 2 suddivide i segni in Maschili (ariete, gemelli, leone, bilancia, sagittario, aquario) e Femminili (toro, cancro, vergine, scorpione, capricorno, pesci).
Il numero 3 ci dà la suddivisione in Cardinali (ariete, cancro, bilancia, capricorno), Fissi (toro, leone, scorpione, aquario) e Mobili (gemelli, vergine, sagittario, pesci), le cosidette Quadruplicità.
Il numero 4 suddivide infine lo zodiaco in segni di Fuoco (ariete, leone, sagittario) di Terra (toro, vergine,capricorno) di Aria (gemelli, bilancia, aquario) e di Acqua (cancro, scorpione, pesci), le cosidette Triplicità

Gli aspetti secondo la tradizione classica sono quindi quelle relazioni angolari tra i segni che si possono ottenere dividendo il cerchio zodiacale un numero intero di volte utilizzando i divisori appena menzionati e cioè 2, 3 e 4, utilizzare altri divisori significherebbe uscire dalla perfetta simmetria dello zodiaco e non si riuscirebbe più ad iscrivere nel cerchio quelle figure geometriche che sono l'origine delle denominazioni degli aspetti.

Grafico degli aspetti tra i segni del 17° secolo
Divisione del cerchio zodiacale

360 diviso 2 dà 180 l'opposizione

360 diviso 3 dà 120 il trigono

360 diviso 4 dà 90 il quadrato

360 diviso 6 (2x3) da 60 il sestile

questi sono gli aspetti che vengono ancora oggi chiamati Tolemaici, prima assegnati ai segni e poi ai pianeti che si trovano nei segni,  e sono gli aspetti principali e chiaramente verificati dall'esperienza di almeno un paio di millenni di astrologia, gli unici veramente indispensabili all'astrologo ancora oggi.
 
Qualcuno avrà notato come nella lista manchi l'aspetto di congiunzione, infatti tradizionalmente la congiunzione non era considerata facente parte degli "aspetti" in quanto essa può esistere solo se parliamo di pianeti ma non ha alcun senso quando parliamo di aspetti tra i segni (come fà un segno ad essere in congiunzione con se stesso?).

Ad ogni modo aspetto significa "vista, sguardo" e poichè due pianeti non riescono a guardarsi se sono congiunti, anticamente essi venivano invece considerati  non già in vista o aspetto tra di loro ma in "matrimonio" o "accoppiamento" o in "contatto corporeo" con tutte le simbologie del caso, nessuna esclusa .
Con il passare dei secoli anche la congiunzione venne inclusa tra gli aspetti malgrado questa differenza sostanziale con gli aspetti veri e propri, oggi pochi conoscono questa diversa natura della congiunzione.

Stesso grafico semplificato
Due pseudo-aspetti usati oggi da alcuni astrologi non compaiono nella lista e sono il semisestile (30°) e il quinconce (150°), indicati dai segni zodiacali in nero sul disegno.
Qualcuno potrebbe chiedersi perchè mai Tolomeo e compagnia non abbiano preso in considerazione questi due aspetti che avrebbero così contribuito a chiudere il cerchio dando la possibilità ad ogni segno di essere in aspetto con ogni altro.
Presto detto: il semisestile non poteva essere considerato aspetto in quanto essendo formato da due segni affiancati non riesce a formare un angolo (consideriamo per esempio la parte finale di un segno e quella iniziale del seguente che sono a contatto).

Per il quinconce vale il concetto che 150° non trova giustificazione matematica in quanto 360 non è divisibile per nessun numero intero che dia 150.

Sia il semisestile che il quinconce erano anche chiamati dagli antichi, che ben li conoscevano ma che non li usavano, "disgiunti, alieni, stranieri" e da ciò si può ben capire che cosa ne pensavano, in pratica secondo l'astrologia classica due segni in aspetto di semisestile o di quinconce semplicemente non si vedono, non si parlano, non interagiscono, restano stranieri tra loro.(Tetrabiblos, I,17)

Per quanto riguarda altri aspetti minori oggi usati da qualcuno in vena di complicazioni, come il semiquadrato (45°) o il sesquiquadrato (135°) entrambi considerati "difficili", essi hanno il difetto, lo chiamerei genetico, di riuscire a mettere in aspetto "difficile" due pianeti che stanno in segni tra di loro in aspetto "facile".
Ad esempio un pianeta al 20° di Ariete è sì in aspetto, da un punto di vista strettamente geometrico, di semiquadrato con un altro pianeta posto al 5° dei Gemelli, ma astrologicamente per gli antichi ciò significava proprio un bel niente, infatti Ariete e Gemelli sono tra di loro in aspetto di sestile e veniva difficile da capire come si potesse definire in aspetto "difficile" due pianeti quando i segni che li contengono sono invece in aspetto "facile".

2) Le qualità degli aspetti

Le qualità degli aspetti dipendevano e dipendono ancora oggi dalle caratteristiche dei segni coinvolti.
Come si sa (o si dovrebbe sapere) ogni segno veniva dagli antichi  caratterizzato dall'elemento che lo contraddistingueva, elemento che, secondo la scienza del tempo, possedeva una certa temperatura e umidità.

I segni di fuoco sono caldi e secchi
i segni di terra sono freddi e secchi
i segni di acqua sono freddi e umidi
i segni di aria sono caldi e umidi

I trigoni mettono in comunicazione segni che hanno in comune lo stesso elemento, e pertanto la stessa temperatura e umidità, Leone e Sagittario per esempio ambedue segni di fuoco, oppure Vergine e Toro ambedue segni di terra, sono segni in aspetto di trigono (120°),  riescono a  comunicare bene e vanno perfettamente d'accordo tra loro, il trigono quindi è un aspetto che facilita, che rende possibile il realizzarsi di un evento, che sgombra il campo dagli ostacoli.

L'aggettivo più corretto da usare per qualificare l'aspetto di trigono è  dunque "facile" e non "buono o positivo" come la maggior parte degli astrologi moderni oggi definisce questo aspetto.
La bontà o positività del trigono dipenderà solo dai pianeti coinvolti e dal contesto.

Il quadrato (90°) mette in contatto segni di elementi diversi che hanno diversa temperatura, non essendo in perfetta armonia tra loro questi segni non possono quindi andare molto d'accordo pur avendo stessa umidità, Bilancia e Capricorno ne sono un esempio, così come Gemelli e Sagittario.
Terra e Aria non vanno molto d'accordo così come Fuoco e Acqua.
I quadrati sono quindi aspetti chiamati "difficili" poichè consentono uno scambio tra i segni solo a patto di molti sforzi.
Anche qui è sbagliato chiamare questo aspetto negativo o cattivo, tutto dipenderà dai pianeti coinvolti e dal contesto.

Il sestile mette in contatto segni della stessa temperatura ma con diversa umidità, l'accordo è maggiore che per il quadrato ma minore che per il trigono, dunque il sestile è considerato un aspetto abbastanza "facile" ma non privo però di ostacoli che richiedono di essere superati.

L'opposizione mette in contatto due segni che hanno la stessa temperatura ma diversa umidità come il sestile ma poichè si trovano opposti e lontani l'uno all'altro non riescono a trovare un modo per comunicare, c'è sempre un alternarsi di attrazione e repulsione che impedisce un accordo tra i due, da qui il carattere "difficile" di questo aspetto.

Come detto in precedenza la congiunzione non è un aspetto possibile tra due segni ma possiamo, con la stessa logica usata dagli antichi, immaginare che due pianeti vicino tra di loro nello stesso segno non possono che vedere le cose nel resto del mondo dallo stesso punto di vista, sentire l'altro come simile a sè.

La congiunzione è quindi "facilitante" il che naturalmente non significa che le cose tra due pianeti in congiunzione siano sempre facili, nè che il risultato di questa combinazione sia sempre positivo per chi ce l'ha, ciò dipende, per questo aspetto più che per tutti gli altri, dai pianeti e dalla loro natura.

3) Orbite degli aspetti

Qui la confusione e l'incertezza regnano sovrani, più testi si leggono e meno idee chiare si hanno.
Eppure anche qui basterebbe un pò di studio dei classici per capire praticamente tutto ciò che serve sapere sull'argomento.

Diciamo subito che all'inizio e per parecchi secoli il concetto di orbita degli aspetti è stato un concetto del tutto assente dalla pratica astrologica, due pianeti posti in due segni in aspetto erano anchessi in aspetto, qualunque fosse il grado occupato nel segno, niente di più niente di meno.

Col tempo si cominciarono ad adottare le orbite per migliorare l'esattezza delle previsioni sopratutto in astrologia oraria, dove i pianeti sono considerati in modo dinamico ed è necessario sapere quando due pianeti entrano effettivamente in aspetto tra di loro.
Sembrava anche logico e naturale che più due pianeti erano vicini tra loro a causa di una effettiva vicinanza nel cielo per la congiunzione o per proiezione dei raggi negli altri aspetti, più forte dovesse essere l'efficacia, la forza dell'aspetto stesso.

Da qui l'introduzione del concetto di orbita, ma in modo molto diverso da oggi.

Orbita viene dal latino "Orbis" che significa "cerchio, sfera, mondo" e basterebbe questo a far capire ai più che il modo con cui viene usata questa parola oggi in astrologia non è corretto.

Gli antichi usavano questa parola per definire la sfera virtuale attorno ad un pianeta entro la quale la forza del pianeta si faceva ancora sentire, immaginiamola come l'atmo-sfera attorno alla nostra terra, definita da un raggio che è la distanza entro la quale la forza di gravità riesce a trattenere l'aria che respiriamo.

Ogni pianeta ha una sua orbita entro la quale esercita la sua forza, come fosse una estensione del suo diametro effettivo, ogni pianeta entra in contatto con un altro pianeta quando le loro orbite si toccano.

Non è quindi necessario, per esempio,  che due pianeti siano esattamente nello stesso grado di un segno per essere dichiarati in aspetto di congiunzione ma basta che siano ad una distanza pari alla somma delle metà delle rispettive orbite, chiamate anche moiety.

La tabella qui esposta, ricavata da Dariot dovrebbe chiarire meglio la cosa.

Pianeta          Orbita di influenza (per lato)          1/2 Orbita(moiety)

Sole                            15°                                 7°30'
Luna                           12°                                  6°
Saturno                        9°                                  4°30'
Giove                           9°                                  4°30'
Marte                           7°                                  3°30'
Venere                         7°                                  3°30'
Mercurio                       7°                                  3°30'

Se per esempio Luna è a 10° Cancro e Mercurio è a 19°30' Vergine essi possono essere dichiarati in aspetto di sestile in quanto la distanza tra i due è di 69°30' dove 9°30' è esattamente la 1/2 orbita della luna (6°) sommata della mezza orbita di Mercurio (3°30')

Sole e Luna, come luminari, venivano considerati possessori di una orbita di influenza maggiore degli altri pianeti, poi venivano Saturno e Giove , quindi Marte, Venere e Mercurio.

Sul valore di questa orbita di influenza dei pianeti c'erano delle differenze a seconda degli autori, la tabella riportata è una tra quelle più usate fino all'inizio del '900.

Per tutti comunque valeva il concetto che la sfera di influenza appartiene al pianeta, è definita dall'importanza del pianeta stesso e deve essere calcolata a partire dal medesimo.

Solo nel '900 si ebbe la progressiva scomparsa del concetto di orbita come sfera di influenza del pianeta sostituita dal concetto di orbita come angolo di influenza di un aspetto.
Se ci si pensa bene è solo più facile da memorizzare e da usare nei calcoli, non stupisce quindi più che tanto che abbia soppiantato il vecchio modello, l'uomo per sua natura non cerca tanto la verità quanto la comodità.
Un altro motivo per cui questo concetto non è più in uso è perchè con tale sistema non è possibile usare la miriade di aspetti minori che differiscono a volte l'uno dall'altro solo di pochi gradi e che quindi interferirebbero tra loro con le orbite tradizionali classiche che sono più larghe di quelle odierne.
Sull'uso di tutti gli questi aspetti minori come quintili, biquintili ecc. ecc. non vale nemmeno la pena parlarne, sono indice solamente della grande confusione che c'è in campo astrologico oggi.
Questi aspetti infatti pur essendo noti ai nostri illustri predecessori venivano impiegati esclusivamente nei calcoli delle direzioni, calcoli in cui non si usano le orbite.

Alcuni astrologi (come il sottoscritto) ancora oggi usano il tradizionale concetto di orbita, mentre la maggioranza, senza nemmeno sapere perchè usa il sistema moderno.
Nessuno però, nè tra gli astrologi famosi nè tra i meno, è capace di spiegare perchè mai un trigono debba avere un orbita più grande di un sestile o perchè un quadrato debba avere un orbita inferiore a quella di una opposizione, per non parlare delle orbite di uno o due gradi che si usano per gli aspetti minori.
Col passare dall'orbita dei pianeti a quella degli angoli, per amore della velocità, si è semplicemente passati da un minimo di logica al puro arbitrio.

Un consiglio che posso dare a tutti i lettori di questo blog è di provare ad usare gli aspetti così come ci arrivano dalla tradizione, possibilmente tenendo presenti anche le dignità dei pianeti, e ciascuno potrà rendersi conto di quanto abbiamo perso abbandonando la strada vecchia per la nuova.

6 commenti:

nia ha detto...

Ottima ed esauriente lezione... ora non resta che studiarla per bene! ^_^

Saturnello ha detto...

Peccato che poi sia difficile metterla in pratica in quanto i software astrologici più comuni a disposizione oggi dell'appassionato di astrologia non prevedono la possibilità di inserire le orbite dei pianeti ma solo degli aspetti...solamente alcuni software professionali lo consentono.
...però con carta e matita si può...!^_^

Balinas ha detto...

Molto belle queste considerazioni sugli Aspetti, in particolare ho trovato molto interessante il discorso sulle orbite, ha l'indubbio pregio di fondarsi su basi razionali e comprensibili spiegando l'"eziologia" della teoria degli Aspetti senza indulgere nei classici "ipse dixit". Tenterò senz'altro di applicarlo :)
Peccato per i rapporti tra le qualità dei vari elementi nel caso dei quadrati dato che solo 6 dei 12 quadrati possibili hanno in comune l'umidità o la secchezza. Mi riprometto di approfondire la questione, buona serata!

www.ternario.net

Saturnello ha detto...

Ciao, vedrai che con le orbite calcolate come per tradizione i temi natali o anche orari ecc. assumono un aspetto leggermente diverso e si riescono quindi a dare valutazioni leggermente diverse.
Peccato che non sia facile applicare questo metodo in maniera automatica in tutti i software astrologici ma solo in alcuni.
Buon lavoro.

Anonimo ha detto...

Come si stabiliscono invece le orbite per Urano, Nettuno e Plutone? Tu che orbite usi per questi?

Saturnello ha detto...

Ciao,
scusa il ritardo ma il blog attualmente è in ...ripensamento, riprenderà a pieno ritmo a settembre...

per i pianeti extra lenti in genere uso orbite di circa 6°, per plutone anche 5°.

ciao
Saturnello